Verso una nuova era: The Ocean Race Atlantic e cosa significa davvero un equipaggio al 50/50
© Meredith Rodgers / 11th Hour Racing
Il primo settembre partiremo da New York per The Ocean Race Atlantic, una regata che ci porterà a Lorient, in Francia. Sarà la prima regata in equipaggio completo per il nostro team e avrò al mio fianco tre velisti davvero forti e un reporter di bordo.
Sarà una tappa fondamentale della mia carriera e la prima volta che saarò la skipper di un IMOCA con un equipaggio completo. Questo è un anno particolarmente significativo per The Ocean Race Atlantic, non solo perché è la prima regata senza scalo nella storia di The Ocean Race, ma anche per la nuova regola obbligatoria che prevede un equipaggio al 50/50. Si tratta di un passo concreto nell’ambito dell’ambizione più ampia di The Ocean Race di raggiungere una rappresentanza di genere paritaria in ogni fase dell’evento entro il 2030.
Il rapporto “2x25 Review” — di cui potete leggere di più nel nostro recente post sul blog — ha mostrato al mondo ciò che molte veliste sanno già da decenni: i progressi visibili ai livelli d’élite e la realtà vissuta alla base sono ancora molto distanti.
Sono più che mai numerose le donne che competono ai massimi livelli di questo sport (come si è visto in The Ocean Race 2022-23, dove le veliste hanno rappresentato il 28% di tutti i concorrenti, la percentuale più alta nei 50 anni di storia della manifestazione). Eppure, più della metà delle intervistate nel 2x25 Review ha riferito di aver dovuto adattare il proprio comportamento, il proprio linguaggio o i propri modi di fare solo per sentirsi accettate negli ambienti della vela.
Le regate oceaniche sono uno dei principali sport al mondo in cui donne e uomini possono competere alla pari. Questo nuovo impegno pone le veliste di livello mondiale nel quadro più visibile e ad alte prestazioni delle regate oceaniche, inviando al contempo un messaggio a ogni giovane velista che osserva dalla banchina o dal suo circolo: in questo sport c’è posto anche per loro. Le regole del gioco stanno cambiando, e quel senso di appartenenza non è qualcosa che bisogna guadagnarsi sminuendosi per integrarsi. Questa quota rappresenta una transizione verso un ambiente di lavoro migliore per tutti i velisti e speriamo di vedere un giorno un mondo in cui sia la normalità per donne e uomini competere liberamente, senza timore di discriminazioni per ciò che sono, nello sport che tutti amiamo.
La domanda che ci poniamo noi del Team Frankie è: portare le donne – o qualsiasi gruppo minoritario – in questo sport è una cosa, ma com’è la loro esperienza una volta che ne fanno parte?
Ecco perché il lavoro che stiamo facendo è importante. Dai nostri workshop “Believe, Belong, Achieve”, a come ci siamo organizzati con la nostra Costituzione del Team, al nostro Programma per Istruttori di Vela e agli incontri che facciamo nei club e nei centri di allenamento... Perché le regole strutturali determinano chi potrà competere in futuro, ma il cambiamento culturale determina chi resterà, chi avrà successo e chi porterà con sé la prossima generazione.