Vendée Arctique | Report Day 6

Dopo sei giorni di navigazione nella Vendée Arctique-Les Sables d’Olonne, Francesca sta viaggiando veloce con vento in poppa a bordo di 11th Hour Racingspinta da una corrente d’aria da nord-nord-ovest, e si trova a circa 200 miglia a ovest di Cape Wrath, sulla punta nord-occidentale della Scozia continentale.

Continua a mantenere la quinta posizione tra gli otto skipper ancora in regata e questa mattina si trovava a circa 255 miglia dal leader della prima ora, Sam Goodchild (MACIF Santé Prévoyance), che sta entrando nel Canale del Nord, tra l'Irlanda del Nord e la Scozia meridionale.

Francesca si trovava a 30 miglia dalla quarta classificata, Violette Dorange (Initiatives-Coeur), e solo un paio di miglia più indietro rispetto ad Ambrogio Beccaria (Allagrande MAPEI),  sebbene le due imbarcazioni fossero separate lateralmente di quasi 90 miglia.

© Francesca Clapcich | 11th Hour Racing

Questa mattina abbiamo sentito Alberto Bona, co-skipper e performance manager del Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing, il velista italiano con una lunga esperienza in Class40 e Mini 650, che negli ultimi cinque giorni ha seguito attentamente ogni mossa di Francesca. 

È rimasto impressionato dalla prestazione della sua skipper e dice che Francesca potrebbe ancora avere delle opportunità prima dell’arrivo a Les Sables d’Olonne, per raggiungere le barche davanti.

«Il finale della regata davvero complicato», ha detto Bona. «Se si naviga a ovest dell’Irlanda, il vento è più debole. Se si naviga più verso l’interno, il vento è più forte. Poi, dopo il canale tra l’Irlanda e la Gran Bretagna, c’è un’alta pressione sulla zona di arrivo del percorso di regata, quindi può succedere di tutto».

Il percorso attraverso il Mare d'Irlanda comporta una certa dose di rischio, con acque strette, navi mercantili e pescherecci da evitare, oltre a forti correnti di marea che possono sollevare un mare agitato. «Ci sono alcuni rischi nell'entrare nel canale: di sicuro è un percorso più impegnativo»,ha sintetizzato Bona.

Secondo Alberto, Francesca ha già dimostrato di avere imparato in fretta l’arte di regatare in solitario su un IMOCA, nonostante questa sia solo la sua seconda regata solo sulla barca, ed è riuscita a rimanere in contatto con un gruppo di testa di alto livello, su un percorso caratterizzato da condizioni meteorologiche complesse.

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«È una grande sfidamanovrare questi IMOCA da 60 piedi in solitario e Francesca è nuova a questo gioco, ma sta facendo progressi molto rapidi, con un intenso allenamento sui tempi e sulle manovre, perché cercare di spingersi oltre e comprendere il più rapidamente possibile la modalità in solitaria su queste imbarcazioni non è facile», ha spiegato.

«Non dobbiamo dimenticare che Sam Goodchild ha già un Vendée Globe all’attivo, così come Violette Dorange, mentre Elodie Bonafous è una velista molto esperta nella classe Figaro. Regatare in solitaria nella classe IMOCA è una nuova sfida per Francesca, un’impresa completamente diversa, e penso che se la stia cavando alla grande», ha aggiunto.

Bona ritiene che Francesca abbia dimostrato in questa regata quanto sia stato importante gestire la barca in condizioni difficili, cercando di trovare l’equilibrio tra velocità e la sua innata competitività, senza rischiare di danneggiare il mezzo in una regata che – cosa importante – è una qualificazione per il Vendée Globe 2028.

«Onestamente, è un bene che lo faccia, perché se si rompe la barca, non si impara più nulla», ha detto Bona. «La cosa difficile su queste barche è che non puoi andare sempre a tutta velocità. C’è un acceleratore e devi giocare a un gioco difficile: trovare la giusta posizione dell’acceleratore per ogni momento. Nelle Class 40 puoi semplicemente stare a tutto gas e la barca regge. Qui non puoi farlo: romperesti la barca in 20 minuti».

«Si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio», ha aggiunto, «e penso che sia positivo che Francesca stia cercando di capire questi limiti: nelle regate IMOCA lo skipper e la barca devono conoscersi a vicenda».

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